Il percorso del paziente con ictus ischemico dal pronto soccorso alla stroke unit: competenze e ruolo dell’infermiere
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Keywords

nurse
ictus
patient
emergency

How to Cite

Amodio, R., Schettino, P., Scelzo, L., Cuomo, M. G., Cortini, A., Festa, P., … Setaro, R. (2026). Il percorso del paziente con ictus ischemico dal pronto soccorso alla stroke unit: competenze e ruolo dell’infermiere. Journal of Advanced Health Care. Retrieved from https://www.jahc.it/index.php/jahc/article/view/598

Abstract

l’ictus ischemico è la più nota malattia cerebrovascolare, causata da un disturbo circolatorio a carico del distretto encefalico. In Italia, la prevalenza è in costante crescita, a causa dell’invecchiamento demografico della popolazione.

Obiettivo: la presente tesi ha l'obiettivo di esaminare il ruolo degli infermieri, nella gestione del paziente con ictus ischemico, focalizzandosi su tutte le fasi del percorso assistenziale, dalla presa in carico iniziale in pronto soccorso, al ricovero in Stroke Unit, fino alla fase riabilitativa. In particolare vi è un’attenta analisi dell’efficacia ed efficienza dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) della Regione Campania, dei Piani Assistenziali Individualizzati e si esplora il potenziale dell'intelligenza artificiale (IA) per il miglioramento degli outcome clinici.

Materiali e Metodi: Per la stesura del presente elaborato è stata esaminata la documentazione disponibile online, includendo articoli scientifici reperiti attraverso ricerche approfondite. Sono state condotte analisi su fonti istituzionali, come il Ministero della Salute, le linee guida italiane SPREAD e delle ASL. Una parte consistente delle informazioni è stata ottenuta mediante l'accesso a banche dati scientifiche nazionali e internazionali, quali PubMed e Google Scholar, utilizzando parole chiave come "stroke", "rehabilitation", "stroke unit", "nursing", "epidemiology" e "incidence in adults", impiegando operatori booleani quali AND, OR e NOT. Sono stati inclusi studi che trattano il percorso assistenziale del paziente con ictus ischemico, l'intervento infermieristico nella fase acuta e nella Stroke Unit, oltre ai fattori che influenzano la qualità dell'assistenza fornita.

Risultati: dall’analisi della letteratura esaminata, si evince che l’ictus ischemico ha un’incidenza che aumenta in modalità netta con l’età. In una realtà come quella italiana, dove si stima che nel 2050 la quota di ultra 65enni raggiungerà il 35,9% della popolazione totale, con un’aspettativa di vita media pari a 82,5 anni (79,5 per gli uomini e 85,6 per le donne) (United Nations Pubns, 2002); se l’incidenza della patologia resterà costante, il numero di nuovi ictus sarà destinato inesorabilmente ad aumentare. Pertanto, risulta imprescindibile una formazione adeguata e continua del personale. Dalla revisione della letteratura è emerso, che un approccio integrato e multidisciplinare, che comprende l’applicazione dei PDTA e PAI, migliora significativamente gli esiti clinici, con una

appropriata. La tomografia computerizzata rimane ad oggi, la tecnica più appropriata di immagini nella valutazione precoce della maggior parte degli assistiti con ictus.

Dopo la gestione iniziale al pronto soccorso, i pazienti vengono immediatamente trasferiti in una Stroke Unit dedicata, dove è possibile prevenire l’insorgenza di complicanze, riducendo per quanto possibile la disabilità e la mortalità di quasi il 20%6. In questo contesto, gli infermieri continuano ad avere un ruolo centrale, avvalendosi di Piani Assistenziali Individualizzati (PAI), che permettono di personalizzare il percorso di cura e il monitoraggio in base alle necessità cliniche. L’organizzazione in Stroke Unit include la valutazione e l’uso di scale neurologiche, il monitoraggio continuo dei parametri vitali, la prevenzione e la gestione delle complicanze, nonché l’integrazione precoce dell’assistito in percorsi riabilitativi multidisciplinari, coinvolgendo fisioterapisti, logopedisti, psicologi e ortottisti. Per quanto concerne il personale che prende in carico il paziente, dalla fase critica a quella riabilitativa, devono essere definiti criteri di formazione e informazione certificati. Ecco perché risulta imprescindibile l’istituzione all’interno di ogni Regione un PDTA aggiornato, in modo da integrare le risorse nel miglior modo possibile. All’interno di quest’ultimo dovrà essere specificato chi interviene e come interviene, per evitare errori legati alla mal organizzazione e alla frammentazione delle responsabilità.

Analogamente alla gestione della fase acuta, anche il percorso riabilitativo successivo alla dimissione risulta cruciale per il recupero funzionale fisico e cognitivo, oltre che per il reinserimento sociale dei pazienti. I bisogni di cura, possono essere diversi, in ragione non solo delle caratteristiche del danno, ma anche per le precedenti condizioni cliniche e anche del contesto sociale e familiare, nella misura in cui questi possono modificare l’esito del processo riabilitativo. L’uso dell’intelligenza artificiale (IA) sta evolvendo il campo della riabilitazione post-ictus, offrendo nuovi strumenti per aumentare la validità dei trattamenti e rendere più adatti i percorsi di recupero. Esoscheletri robotici, come Lokomat, dispositivi di realtà virtuale e aumentata stanno avendo un impatto positivo nel recupero neuromotorio, migliorando la forza muscolare e il controllo motorio.

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